XXIII ottobre MCMXI

Trecento bersaglieri
uscirono da questa caserma
il VI ottobre MCMXI
accorrenti alla guerra di Libia

Bersaglieri a Sciara Sciat

XXIII ottobre MCMXI a Sciara - Sciat

Trecento bersaglieri

uscirono da questa caserma

il VI ottobre MCMXI

accorrenti alla guerra di Libia

e il XXIII a Sciara - Sciat

avvolti da orde barbariche

combatterono fortemente

gloriosamente caddero


Il popolo di Trastevere

che li acclamò partenti

ne benedice e consacra la memoria

nel nome santo d'Italia


XXI aprile MCMXII

 


 


Roma, piazza di S. Francesco d'Assisi

Fanteria italiana in linea durante la battaglia di Sciara Sciatt

Gli attacchi diversivi

Il giorno 23 ottobre 1911 il capitano Carlo Piazza effettuò quello che fu considerato come il primo volo di combattimento effettuando una ricognizione a sud-ovest di Tripoli dove rilevò una certa attività nel campo nemico ma il rapporto che stese non fu inoltrato ai comandi, mentre un secondo volo, questa volta effettuato dal capitano Riccardo Moizo non rilevò nulla di interessante. In realtà non effettuarono una vera ricognizione aerea ma si limitarono a prove di efficienza in volo dei motori degli stessi velivoli con un semplice sorvolo dell'Oasi presso Tripoli. Nella stessa mattinata gli ottomani, appoggiati da milizie arabe, attaccarono all'improvviso il perimetro difensivo italiano di Tripoli. In quel momento il perimetro difensivo della città (circa 13 km di sviluppo) era tenuto da circa 8500 uomini e tre batterie di artiglieria: 6° Reggimento fanteria e 40º Reggimento fanteria ad ovest, 82° e 84º Reggimento fanteria con fronte sud al centro e 11º Reggimento bersaglieri ad est. Il primo attacco impegnò l'area a ovest di Tripoli tenuta dal 6° Reggimento fanteria che con l'intervento della corazzata "Sicilia" riuscì facilmente a respingere l'assalto. Un secondo attacco ottomano colpì nuovamente le difese occidentali di Tripoli tenute dal 82º Reggimento fanteria che anche in questo caso fu facilmente respinto mentre intanto si segnalarono sporadici colpi di fucile contro i fanti italiani provenienti dall'oasi alle loro spalle. Furono immediatamente organizzate perlustrazioni con conseguenti arresti e sequestri di armi.

L'assalto all'oasi di Sciara Sciatt

Gli attacchi condotti dal colonnello Nesciat contro le posizioni italiane nella mattinata servivano solo a mascherare l'attacco principale che si diresse contro le meno guarnite posizioni orientali tenute dall'11º Reggimento bersaglieri comandato dal colonnello Gustavo Fara e che a causa della conformazione dell'area non si erano potute adeguatamente fortificare.  Infatti attraversavano la Menscia, quartiere dell'oasi di Tripoli densamente abitato e quindi non potevano essere supportate da artiglieria (per mancanza di campo di tiro) e non erano state approntate a difesa per evitare di danneggiare le proprietà degli abitanti. Lo schieramento dei bersaglieri vedeva il XXXIII Battaglione schierato senza riserva tra Forte Messri ed Henni, il XXVII Battaglione tra Henni ed il mare con una compagnia in riserva a Bu Sette, ed il XV Battaglione in riserva ad est di Henni.

 

L'attacco principale fu rivolto contro i bersaglieri, investendo di prima mattina la 7ª Compagnia del XXXIII Battaglione, che presidiava Forte Messri, prontamente rinforzata dalla 9ª Compagnia, dalla 3ª Compagnia del XV Battaglione e da unità di fanteria, riuscendo a respingere gli assalitori a costo di alte perdite. Anche in questo caso la compagnia fu attaccata alle spalle da civili che sparavano nascosti nell'oasi. L'8ª Compagnia, schierata ad Henni, veniva ugualmente impegnata duramente, combattendo fino al calar della notte rinforzata dalla 1ª e dalla 2ª Compagnia del XV Battaglione e dalla 6ª Compagnia del XXVII Battaglione, che si era prima portata sulla moschea di Bu Mescia lungo la strada del cimitero di Rebab, per poi dirigersi su Henni dove la difesa era guidata da Gustavo Fara.

 

La situazione più critica si verificò nel settore del XXVII Battaglione, posizionato attorno a Sciara el Sciatt con la 4ª Compagnia ad est di Henni affiancata sulla propria sinistra dalla 5ª Compagnia, schierata fino al mare. Investito anch'esso da violenti attacchi, il battaglione non poteva contare su alcuna riserva o rinforzo immediatoe si trovò presto in gravi difficoltà, aggravate dal progressivo aumentare degli attacchi alle spalle del proprio schieramento portati dalla popolazione locale. Le 4ª Compagnia fu costretta a ripiegare sul cimitero di Rebab, dove si asserragliò a difesa finché non si arrese. La 5ª Compagnia riuscì inizialmente a tenere, ma verso le 13.00 dovette anch'essa ripiegare prima su Amedia, poi fino a Tripoli stessa, costantemente incalzata dagli attaccanti e sotto il fuoco della popolazione locale che sparava da ogni casa, riportando anch'essa perdite gravissime. I prigionieri della 4ª e 5ª Compagnia che ammontavano a circa 290 bersaglieri furono concentrati tutti nel cimitero di Rebab e lì massacrati.

 

La situazione si stabilizzò solo verso le 17.00, con l'afflusso di un battaglione dell'82° fanteria, e di due battaglioni di marinai formati dalle compagnie da sbarco delle RR.NN. Sicilia, Sardegna, Re Umberto e Carlo Alberto, supportati da una batteria da sbarco da 75 mm già schierata a Bu Meliana. Sciara el Sciatt fu rioccupata solo al tramonto dai fanti dell'82º Reggimento fanteria supportati dai resti della 4ª e 5ª Compagnia bersaglieri (ridotte a solo 57 superstiti inquadrati in due plotoni), dopo un combattimento casa per casa.

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